Rock arbëresh per la festa
del lavoro
L’associazione disoccupati calabresi ha organizzato anche per quest’anno un concerto – raduno per celebrare il primo maggio. L’evento si svolgerà al “parco dell’amore” (il parcheggio Anas nei pressi dello svincolo autostradale di Cosenza Sud) a partire dalle 21. Tre i gruppi invitati per la manifestazione: la formazione reggae “Ganja Social Club”, i chiassosi e festaioli partenopei “Crifiu” ed i rockers arbëresh Peppa Marriti Band. Per la seconda volta consecutiva la kermesse presenta un gruppo proveniente dall’area albanese della provincia cosentina: l’anno scorso toccò infatti alla Spasulati Band. La Peppa Marriti Band è approdata al debutto discografico dopo una lunghissima gavetta: il gruppo di Santa Sofia d’Epiro sta promuovendo localmente il suo lavoro “rockarbëresh”, ospite ieri sera del Beat a corso Telesio, come ci spiega il cantante Angelo Conte, poco prima del sound-check.
Ci sono voluti oltre
dieci anni per produrre il vostro disco d’esordio. Perché?
AC - Per un semplice motivo: la nostra band ha vissuto tre fasi storiche. Nella prima, dal ’91 al ’96, siamo approdati ad Arezzo Wave. La seconda fase, dal 1996 al 2000, è caratterizzata da una strettissima collaborazione tra Peppa Marriti e Spasulati. Dal 2000 in poi abbiamo una formazione stabile. Il cd appena uscito non è altro che il prodotto di quest’ultima esperienza.
Il disco è autoprodotto. E’ stato registrato a Tarsia da Matteo De Leo e mixato ad Ancona da Alessandro Castriota. Alessandro ha già lavorato con i Cheap Wine, ad esempio, ed è grazie a lui che nel disco spiccano delle sonorità un po’ brillanti, da rock americano.
Quali sono le
caratteristiche più interessanti del vostro sound?
AC - La nostra è una miscela abbastanza originale: ci sono richiami alle sonorità balcaniche (grazie all’utilizzo del violino), al punk, alla ballata americana. Le liriche sono esclusivamente in lingua arbëresh. L’insieme è piuttosto vario e non mancano canzoni, come dire, un po’ tristi: tristi come molte canzoni tradizionali della nostra cultura. Non bisogna dimenticare che siamo dei “profughi”, anche se sono passati 500 anni, e questo spiega una certa vena malinconica nei nostri canti.
Perchè Peppa Marriti?
AC - Volevamo dare voce a chi non ha voce, alle persone più semplici, a quelle emarginate perché meno fortunate. Peppa Marriti era un falegname, un artista del legno, che viveva nella nostra comunità ed aveva problemi col bere. Morì a 55 anni: lo incontravamo di notte nelle strade di S. Sofia e parlavamo con lui fino al mattino. Ognuno di noi può essere Peppa Marriti...
YURI BERNARDINI